Export, la classifica delle regioni più dinamiche.

Export, la classifica delle regioni più dinamiche. Veneto e Lazio in testa

La regina dell’export italiano? Per quota di mercato, resta la Lombardia. Ma non è certo la regione più vitale del momento. Perché il Lazio ha saputo aumentare le sue performance sui mercati esteri del 9,2%, il Piemonte del 7% e il Veneto del 5,3. Sono queste, tra le grandi regioni, le vere protagoniste del 2015.
Veneto e Lazio, poi, hanno un merito in più: quello di aver saputo trainare al rialzo le performance delle proprie macro-aree di appartenenza. Il Nordest, infatti, l’anno scorso ha fatto registrare un aumento delle esportazioni del 4,7% rispetto al 2014; l’Italia centrale è cresciuta del 4%; mentre il Nordovest, nonostante l’exploit del Piemonte, ha accusato la scarsa crescita dell’export lombardo e il calo di quello ligure, chiudendo il 2015 con un modesto incremento del 2,7 per cento.
La mappa del commercio estero regione per regione è contenuta nel rapporto annuale Ice-Istat sull’Italia nell’economia internazionale, lo stesso che ha certificato per il nostro Paese un aumento delle esportazioni complessive di merci e servizi del 4,3%, a quota 413 miliardi di euro (si veda il Sole 24 Ore del 13 luglio 2016).

Export, the ranking of the most dynamic regions. Veneto and Lazio in the lead.

The queen of Italian exports? By market share, it remains the Lombardia. But it is not the most vital region of the moment. Because the Lazio was able to increase its performance in foreign markets by 9.2%, 7% of the Piedmont and Veneto 5.3. These are among the major regions, the true stars of 2015.
Veneto and Lazio, then, have a merit plus: that of having been able to pull upwards the performance of its main areas of belonging. The Northeast, in fact, last year saw an increase in exports of 4.7% compared to 2014; Central Italy has grown by 4%; while the Northwest, although the exploits of Piedmont, Lombardy accused the poor export growth and falling of the Ligurian, closing 2015 with a modest increase of 2.7 percent.
The map of foreign trade by region is contained in the annual report Ice-Istat on Italy in the World Economy, the same one that certificate for our country, an increase of total exports of goods and services by 4.3%, to 413 billion euro (see Sole 24 Ore of 13 July 2016).

Fonte : L’articolo è sul Sole 24 Ore del 1 agosto 2016 a pagina 4- http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/08/01/16532/
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Bandi internazionalizzazione

  • Stai pensando ad internazionalizzare la tua MPMI (micro, piccola e media impresa)?
  • Vuoi fare uno studio di mercato e di fattibilità per capire meglio dove espanderti?
  • Cerchi partner, distributori, Clienti all’estero?

Ecco i prossimi voucher a disposizione:

VOUCHER EBM INTERNAZIONALIZZAZIONE LOMBARDIA

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La Regione Lombardia ha approvato la misura “Progetti di promozione dell’Export – Export Business Manager” concedendo contributi a fondo perduto per l’internazionalizzazione delle MPMI con l’ affiancamento strutturato da parte di personale qualificato e accreditato dalla Regione Lombardia.
La dotazione finanziaria è pari a Euro 4.000.000,00.

Micro, piccole e medie imprese Lombarde potranno usufruire di servizi per la promozione dell’export (ricerca partner, ricerca agenti, distributori, studi di fattibilità, incontri btb, partecipazioni a fiere ecc..) tramite l’affiancamento di Export Business Manager inclusi in un elenco predisposto da Regione Lombardia;

Il contributo a fondo perduto è pari ad € 8.000,00 a fronte di una spesa ammissibile di almeno € 13.000,00

Il bando sarà probabilmente aperto a Settembre

 

VOUCHER INTERNAZIONALIZZAZIONE MISE  – tutta Italia –

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Con il Decreto Ministeriale del 15 maggio 2015 il MISE ha previsto un “Voucher per l’internazionalizzazione”, finalizzato a sostenere le PMI e le reti di imprese nella loro strategia di internazionalizzazione.

Con questo intervento sono stati concessi voucher alle PMI per l’acquisizione di servizi per favorire l’internazionalizzazione attraverso l’aiuto di un “Temporary Export Manager. Sono stati previsti due bandi. uno con la concessione di un voucher di 10 mila euro per l’inserimento in azienda di un temporary export manager per almeno sei mesi, a fronte di una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno 3mila euro.

Nel mese di settembre 20016, molto probabilmente, ci sarà il secondo bando: il valore del voucher rimarrà lo stesso per le imprese che presentano per la prima volta la domanda per sviluppare la loro strategia di internazionalizzazione tramite un Temporary Export Manager fornito da società accreditate. Probabilmente potranno usufruire di un secondo finanziamento anche le imprese che hanno già avuto il primo voucher; in questo caso è previsto un voucher di Euro 8.000 e una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno Euro 5.000.


Contattaci, noi siamo accreditati dal MISE per i servizi di internazionalizzazione e potremo insieme capire meglio se la tua impresa può usufruire di questi voucher!

fonte : http://www.seles.biz/news/bandi-internazionalizzazione/
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Italia: l’export punta ancora sugli Stati Uniti (+20,9%)

 

Italia: l’export punta ancora sugli Stati Uniti (+20,9%)

Il rapporto Ice 2015-2016 sull’Italia nell’economia internazionale ha evidenziato che le imprese italiane hanno rafforzato il loro livello di internazionalizzazione anche se il 2015 ha segnato, a livello globale, un rallentamento nella crescita degli scambi commerciali di beni.

La situazione italiana non è così negativa, infatti, le esportazioni di beni e servizi hanno registrato un aumento del 4,3% rispetto al 2014, hanno superato i 143 miliardi di export e il saldo commerciale è migliorato, con un attivo di 45,2 miliardi. Sono 214mila le imprese esportatrici che hanno venduto all’estero prodotti per un valore medio di 1,9 milioni. Dopo sei anni di contrazione, la quota di esportazione globale nel 2014 è rimasta stabile, al 2,8%, ma in crescita rispetto al 2013. Lo scenario per il 2016 risulta incerto poiché, nel primo trimestre, ha registrato una flessione dello 0,4% per l’export italiano, anche se le previsioni delle imprese restano positive.

Nel 2015 è stato il Nord America a trainare la corsa dell’export di prodotti made in Italy; il saldo è passato da 18 a 24 miliardi di euro, con una crescita delle esportazioni verso gli Stati Uniti del 21%. L’Italia risulta il secondo Paese fornitore degli Usa, un risultato frutto del rafforzamento del dollaro sull’euro, della ripresa dell’economia americana e delle attività di promozione del made in Italy su questo mercato. Il Governo italiano ha investito, infatti, 60 milioni solo nei settori della moda, dell’agroalimentare e sostenuto iniziative in altri settori.

Nella top ten dei Paesi destinatari delle esportazioni italiane, si piazzano sul podio Germania (51.023 milioni, +1,8% rispetto al 2014), Francia (42.548 milioni, +1,3%) e Stati Uniti (35.989 milioni, +20,9%). Il mercato cinese che, insieme a quello giapponese, offre delle interessanti opportunità, occupa la nona posizione. Sarebbe necessario, infatti, rafforzare l’export verso questi Paesi emergenti i quali potrebbero potenziare il livello di internazionalizzazione delle imprese italiane.

Italy: Exports still points on the United States (+ 20.9%)

The report Ice on Italy in the World Economy 2015-2016 showed that Italian companies have strengthened their level of internationalization even though 2015 has marked a global level, a slowdown in the growth of trade in goods.

The Italian situation is not so bad, in fact, the goods and services exports recorded an increase of 4.3% compared to 2014, exceeded 143 billion exports and the trade balance has improved, with assets of $ 45.2 billion. Are 214 thousand exporting companies that sold products abroad for an average of 1.9 million. After six years of decline, the share of global exports in 2014 remained stable, at 2.8%, but an increase compared to 2013. The scenario for 2016 is uncertain because, in the first quarter, registered a decline of 0, 4% for Italian exports, although the forecast of the companies remains positive.

In 2015 it was North America to drive the race export of products made in Italy; the balance has declined from 18 to 24 billion euro, with an increase in exports to the United States by 21%. Italy is the second largest supplier in the US, a fruit result of the strengthening of the dollar against the euro, the recovery of the American economy and the promotion of Made in Italy in this market. The Italian Government has invested, in fact, only 60 million in the areas of fashion, agribusiness and supported initiatives in other sectors.

In the top ten of countries recipients of Italian exports, are placed on the podium Germany (51.023 million, + 1.8% compared to 2014), France (42.548 billion, + 1.3%) and the USA (35989000, +20, 9%). The Chinese market, which, together with the Japanese, offers interesting opportunities, occupies the ninth position. It would be necessary, in fact, strengthen exports to these emerging countries which could enhance the level of internationalization of Italian companies.

Fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/07/13/export-209-verso-gli-stati-uniti/
Tratto da Il Sole 24 ORE del 13/07/2016, pagina 12
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Esportazioni lattiero casearie

 

Abbiamo a disposizione i dati relativi al primo trimestre (01/01-31/03) 2016 dell’export nel mondo di latte e derivati, prodotti nel nostro Paese.
I dati sono paragonati al primo trimestre del 2015 e vengono divisi in: latte (liquido e in polvere), panna, burro, formaggio (vari tipi) e preparazioni alimentari con latte. Alcuni di questi dati sono tratti da informazioni reperite tramite il CLAL che analizza il mercato lattiero caseario, ne interpreta andamento e tendenze, rende disponibili dati, notizie e sintesi; una fonte attendibile e garantita per questo settore dal 1962.
Analizzando tabelle e grafici del CLAL, salta all’occhio come questo settore in Italia è in piena crescita quasi in tutte le voci tranne il burro e latte in polvere, mentre per tutto il resto siamo sopra rispetto al 2015. Alcuni dati a riguardo:
– latte e panna +2,6% con latte imballato in confezioni piccole (<=2lt) +175,5% e panna confezionata +212,2%, scendono gli imballi di latte di grande formato e la panna sfusa; nel complesso comunque latte e panna generano introiti per € 12.795.000 (+1,2%);
– preparazioni alimentari +2,0% per un fatturato di € 182.624.000 (+11,4%);
– formaggi e latticini +8,9% per un fatturato di € 541.902.000 (+7,0%), di questo settore abbiamo una suddivisione interna che comprende formaggi freschi (19,6% (€ 145,790,00 e 17,6% di fatturato), formaggi grattugiati +17,3%, formaggi fusi -34,1% (€ 2.628.000 in questo caso l’impatto è veramente minimo sul fatturato settoriale), formaggi a pasta erborinata +4,4% (€32.326.00 per +2,6%) e altri formaggi +0,4% (con fatturato a +2,0% che equivale a € 293.501.000).
Dei formaggi quelli che hanno avuto un incremento maggiore di esportazioni ci sono: formaggi stagionati +32,8%, Fontina e Fontal +16,9%, formaggi freschi come mozzarella e ricotta +18,8%, formaggi freschi come Mascarpone e similari) +21,8%, Asiago (Montasio, Ragusano e Caciocavallo) +16,3% e formaggi grassi come crescenza e robiola +65,4%. Il Parmiggiano Reggiano e il Grana Padano hanno avuto un lieve incremento, portandosi a +1,0% e avendo un giro d’affari di €186.493.000 (+3,3%).
Tirando le somme, possiamo dire che l’inizio del 2016 per il settore lattiero caseario è stato buono e si prevede che il miglioramento sia costante per tutto l’anno.

Exports Italian milk and cheese.

We have available the first quarter data (01 / 01-31 / 03) 2016 exports in the world of milk and dairy products, produced in our country.
The data are compared to the first quarter of 2015 and are divided into: milk (liquid and powder), cream, butter, cheese (various types) and food preparations with milk. Some of these data are drawn from information obtained through CLAL that analyzes the Dairy Market, interprets describes trends and provides data, news and synthesis; a trusted source and guaranteed for this sector since 1962.
Analyzing charts and graphs of CLAL, catches your eye as this sector in Italy is in full growth almost in all entries except butter and milk powder, while for the rest we are above compared to 2015. Some data about it:
– Milk and cream + 2.6% with milk packed in small packages (<= 2lt) + 175.5% + 212.2% and packaged cream, drop the milk packaging large format and bulk cream; overall still milk and cream generate revenue to € 12.795 million (+ 1.2%);
– Food preparations + 2.0% for a turnover of € 182.624 million (+ 11.4%);
– Cheese and curd 8.9% for a turnover of € 541.902 million (+ 7.0%), in this area we have an internal division which includes fresh cheeses (19.6% (€ 145,790,00 and 17.6 % of revenue), up 17.3% grated cheese, melted cheese -34.1% (€ 2,628,000 in this case the impact is very minimal on the sectoral turnover), blue-veined cheeses + 4.4% (€ 32.326.00 for + 2.6%) and other cheese + 0.4% (with turnover up 2.0% which is equivalent to € 293 501 000).
Cheese those who have had a bigger increase of exports are: aged cheese + 32.8%, Fontina and Fontal + 16.9%, fresh cheeses like mozzarella and ricotta + 18.8%, fresh cheeses like Mascarpone and the like) + 21.8%, Asiago (Montasio, Ragusa and Caciocavallo) + 16.3% and fat cheeses like robiola growth and + 65.4%. Parmigiano Reggiano and Grana Padano had a slight increase, reaching + 1.0% and having a turnover of € 186.493 million (+ 3.3%).
Summing up, we can say that the beginning of 2016 for the dairy industry has been good and it is expected that the improvement is constant throughout the year.

fonte : http://www.seles.biz/news/esportazioni-lattiero-casearie/
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Esportare pomodoro e conserve

1.500.000.000 € è il fatturato del pomodoro nel 2014 e nel 2015 c’è stato un incremento di quasi il 10% rispetto all’anno precedente… questo è il valore in Italia dell’export legato al mondo del pomodoro: fresco o trasformato in conserva, sughi, marmellate, secco, ecc…
Questo incremento è dovuto anche all’aumento del 10% della produzione interna, passando da 4.9t del 2015 alle 5,4t dello scorso anno, portando così il nostro paese a essere il 3° al mondo per lavorazione del pomodoro dopo USA e Cina.
ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari e Vegetali) ha riscontrato negli ultimi anni che il 60% della produzione interna parte verso l’estero mentre il 40% rimane nel mercato interno, così facendo utiliziamo il pomodoro come ambasciatore del Made in Italy nel mondo.
Si pensi che nel 2014 secondo i dati WPTC (Organizzazione internazionale che rappresenta l’industria di trasformazione del pomodoro in tutto il mondo), in Italia sono state trasformate 4.900.000 di tonnellate di pomodoro e in Europa 9.800.000, quindi se la matematina non è un’opinione: a casa nostra si trasforma il 50,2% della intera produzione europea.
Lo scorso anno EXPO 2015 è stato per il pomodoro Italiano e i propri produttori, un ulteriore trampolino di lancio per questo prodotto aprezzato in tutto il mondo.
L’idea per diversificare le nostre produzioni rispetto al pomodoro USA o made in Cina, è quello di puntare sulla tipicità per aumentare l’export, facendo passare il messaggio che “a volte è meglio spendere qualcosina in più ma consumare un prodotto migliore e soprattutto italiano”.
Tra le nazioni dove esportiamo maggiormente ci sono: Germania, Regno Unito, Francia, USA e Giappone, un nuovo mercato in crescita è la Russia; qui i dati relativi al prodotto lavorato fanno vincere nettamente il pomodoro pelato (intero o non intero).
Sono molti i paesi dove l’export può diventare un’opportunità per le PMI nostrane, soprattutto per quelle aziende che puntano al prodotto di qualità e/o al biologico che negli USA sta avendo un vero boom.
Italian Tomato conquer the World .
1.500.000.000 € is the turnover of the tomato in 2014 and in 2015 there was an increase of almost 10% over the previous year … this is the value of Italian exports linked to the world of tomatoes: fresh or processed into preserves, sauces, jams, dried, etc …
This increase is due to the increase of 10% in domestic production, from 2015 to 4.9t 5,4t last year, bringing our country to be the 3rd in the world for tomato processing after the US and China.
ANICAV (National Association of Industrial and Canned Food Plants) found in recent years that 60% of the domestic production of abroad while 40% remains in the internal market, in doing so we utilize the tomato as an ambassador of Made in Italy in the world.
Consider that in 2014 according to data WPTC (international organization representing the industry of the tomato processing industry around the world), in Italy were transformed 4,900,000 tons of tomato and 9,800,000 in Europe, so if matematina it is not an opinion: at home becomes 50.2% of the entire European production.
Last year, EXPO 2015 was for the Italian tomato and its producers, a further stepping stone product like getting all over the world.
The idea to diversify our productions against the US tomato or made in China, it is to focus on typical to increase exports, by passing the message that “sometimes it is better to spend a little more but consume a better product and above Italian”.
Among the countries where we export most we are: Germany, the UK, France, USA and Japan, a new and growing market is Russia; Here the data for the processed product are clearly winning the peeled tomatoes (whole or non-integer).
There are many countries where exports can become an opportunity for homegrown SMEs, especially for those companies that link to quality product and / or the biological and the US is having a real boom.
Fonte : http://www.seles.biz/news/pomodoro-italiano-alla-comquista-del-mondo/
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Meccanica ancora in crescita

Meccanica ancora in crescita. Nel 2016 produzione stimata per 45 miliardi di euro

Le previsioni dell’industria meccanica per il 2016 restano positive. In continuità rispetto allo scorso anno, le performance del settore sono molto buone e hanno registrato una crescita di due punti della produzione su cui si innesta, nel 2016, un progresso dell’1%; questo sarà in grado in spingere l’output di settore vicino a 45 miliardi di euro.

L’export costituisce il 60% dei ricavi. I top cinque mondiali per l’export nel settore sono in ordine Stati Uniti (2.377 milioni di euro) Germania (2.302 milioni di euro), Francia (1.462 milioni di euro); quarto e quinto posto per Regno Unito (1.069 milioni) e Arabia Saudita (583 milioni).

Il trend positivo sarebbe però da sostenere con delle politiche mirate. Occorre, in particolare, cogliere le opportunità date dalle nuove tecnologie per tradurre in azioni concrete la filosofia di Industria 4.0.

Dal 2014 a oggi, il mercato della meccanica è cresciuto in termini di produzione (dal 2014 al 2016, è aumentata di circa 1,2 milioni di euro, con un+2% nel 2015 e un +1% nel 2016), di export (+1,6% dal 2014 a oggi), di investimenti (da 953 milioni nel 2014 a 974 nel 2016) e di occupazione (+0,2%).

fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/07/06/meccanica-performance-positive-dal-2014-a-oggi/

Tratto da Il Sole 24 ORE del 06/07/2016, pagina 15
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Dopo due anni di crescita in calo l’export dei distretti.

Dopo due anni di crescita in calo l’export dei distretti.

Distretti italiani in rosso: dopo 24 trimestri consecutivi di crescita, l’export dei distretti italiani ha registrato un calo dell0 .9%, il peggior risultato dal 2009 a oggi.

Il rallentamento dell’export dei distretti italiani è dovuto, soprattutto, dalla frenata dei paesi Bric’s (Brasile, Russia, Svizzera, India, Cina e Sudafrica). Il gap maggiore è della Russia che lascia sul campo 100 milioni in un anno. Nella classifica dei primi venti Paesi in cui l’export è calato maggiormente si trovano solo aree entra-Eu, vale a dire Algeria, Hong Kong, Brasile, Emirati Arabi, Cina e Giappone. Il commercio mondiale è, quindi, rallentato.

A tutto questo si affiancano situazioni favorevoli che permettono al sistema, nel suo complesso, di presentare un arretramento trimestrale contenuto a 194 milioni di euro su base annua. In Italia, infatti, si è registrato un calo dello 0,9% che, tuttavia, risulta poco problematico se confrontato con il -25% della Germania.

L’Italia ha registrato buone performance in nuovi mercati come Messico e Iran ma, in termini assoluti, le prestazioni migliori sono state raggiunte verso gli Stati Uniti. Infatti, l’export verso Washington vale 127 milioni; si aggiungono buone percentuali anche in Spagna (+67%), Francia (+53%), Messico (+32%).

In Italia, l’area più penalizzata è quella della metallurgia con un calo rilevante nell’area di Brescia, così come sono in perdita prodotti come pelletteria e calzature, oreficeria, comparto alimentare e meccanica.

Tra i primi dieci distretti per crescita delle esportazioni troviamo invece le piastrelle di Sassuolo che registrano un +11,2%, i ciclomotori di Bologna (+33,1%) e l’occhialeria di Belluno (+5,4%); anche olio toscano e prosecco Conegliano-Valdobbiadene registrano delle percentuali molto positive, rispettivamente, +22,8% e +15,5%.

After two years of growth declining exports of the districts.

Italian districts in red: after 24 consecutive quarters of growth, the export of Italian districts declined dell0 .9%, the worst result since 2009.

The slowdown in exports of Italian districts is due, above all, by the slowdown in BRIC’s countries (Brazil, Russia, Switzerland, India, China and South Africa). The greatest gap is Russia that leaves the field 100 million in one year. In the ranking of the top twenty countries in which exports has fallen more are found only areas enters-Eu, namely Algeria, Hong Kong, Brazil, UAE, China and Japan. World trade has therefore slowed.

All this alongside favorable situations that allow the system as a whole, to present a quarterly retreat content to 194 million euro on an annual basis. In Italy, in fact, there was a 0.9% decrease which, however, is not very problematic when compared with -25% of Germany.

Italy performed well in new markets such as Mexico and Iran but, in absolute terms, the best performance was achieved to the United States. In fact, exports to Washington is worth 127 million; plus good percentages in Spain (+ 67%), France (+ 53%), Mexico (+ 32%).

In Italy, the most affected area is the area of metallurgy with a significant decrease in the area of Brescia, as they are in loss products such as leather goods and footwear, jewelery, food and mechanical sector.

Among the top ten districts for growth in exports we find the tiles in Sassuolo which recorded an 11.2%, mopeds Bologna (+ 33.1%) and the spectacle of Belluno (+ 5.4%); Also Tuscan olive oil and Conegliano-Valdobbiadene Prosecco recorded very positive percentages, respectively + 22.8% and + 15.5%.

Fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/07/05/i-paesi-brics-frenano-lexport/
Tratto da Il Sole 24 ORE del 05/07/2016, pagina 19
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Meccanica strumentale

L’asticella si è alzata. Anche in un settore tonico e vitale del made in Italy come quello dei macchinari la concorrenza globale inizia a “mordere”, comprimendo la quota di mercato dei nostri costruttori, in particolare in Europa. Secondo l’analisi di Nomisma e Crif, che verrà presentata lunedì 20 giugno a Bologna ad eccezione dei comparti del packaging e dei macchinari per l’industria della carta, tra 2007 e 2014 per tutte le altre aree dei beni strumentali italiani la quota di mercato globale si riduce.

Discesa che per i paesi del G20 è quantificabile in poco più di un punto, dal 9,3% del 2007 all’8,2% del 2014. Frenata relativa, perché avvenuta in un contesto di crescita complessiva delle nostre esportazioni, salite in sette anni del 5,3% (con una crescita ulteriore nel 2015). Un passo analogo a quello della Germania (+7,3%) mentre per la Cina si tratta di un raddoppio: ancora nel 2010 l’export di macchinari di Pechino era due miliardi al di sotto di quello italiano, oggi lo supera di oltre cinque miliardi.

Se Slovenia, Grecia, Croazia, Spagna e Portogallo il made in Italy dei beni strumentali supera agevolmente una penetrazione del 20% sulle importazioni locali, all’estremo opposto oscilla tre il 3 e il 5% in mercati chiave come Stati Uniti, Canada, Cina, Giappone e Corea del Sud.

English :

Mechanical engineering: growth margins in the USA, China and Canada

The bar has been raised. Even in a toned and vital sector of Made in Italy as that of machinery global competition starts to “bite”, squeezing the builders of our market share, particularly in Europe. According to the analysis of Nomisma and CRIF, which will be presented Monday, June 20 in Bologna, with the exception of the packaging sectors and for the paper industry machinery, between 2007 and 2014 for all other areas of the Italian capital equipment market share global is reduced.

Descent for the G20 countries is estimated at a little more than a point, from 9.3% in 2007 to 8.2% in 2014. Relative braking, since it occurred in a context of overall growth of our exports, rose in seven year by 5.3% (with a further growth in 2015). A similar step to that of Germany (+ 7.3%) while for China it is a doubling: still in 2010 the export of Beijing machinery was two billion below the Italian one, today exceeds by more than five billion.

If Slovenia, Greece, Croatia, Spain and Portugal made in Italy of capital goods easily exceeds a penetration of 20% on local import, at the other extreme swings three 3 and 5% in key markets like the US, Canada, China , Japan and South Korea.

Fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/06/18/macchinari/Articolo uscito sul Sole 24 Ore del 17 giugno 2016 a pagina 13
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Moda e lusso

Moda e lusso. : La top ten delle aziende per ricavi e redditività

Pambianco strategie di impresa ha stilato le classifiche 2015 di fatturato e redditività dei principali gruppi italiani della moda e del lusso.

Sul podio: Luxottica, Gucci e Prada.

Luxottica, leader indiscusso nel mercato degli occhiali in Italia e nel mondo, ha sfiorato un fatturato di 9 miliardi di euro, registrando un +15,5% rispetto al 2014.

Secondo e terzo posto per Gucci e Prada, rispettivamente, con 3,90 e 3,55 miliardi di euro. Oltre alle prime dieci, le aziende oggetto di studio sono altre 16 tra le quali Valentino, Moncler, Furla, Liu Jo e Aeffe che chiude la classifica con 269 milioni.

Nel complesso i ricavi del campione sono cresciuti del 9,4%, passando da 36,679 miliardi nel 2014 a 40,136 nel 2015.

Per il 2016 si prevede una crescita inferiore, intorno ai 3-4 punti percentuali e una redditività che potrebbe calare di 1-2 punti.

Le aziende italiane, se paragonate a quelle estere, hanno una buona solidità e nel 2015 i principali gruppi europei e stranieri sono cresciuti del 10,5%.

Il campione estero è guidato da Lvmh, il più grande gruppo del lusso al mondo, che ha chiuso il 2015 con 35,664 miliardi, +16,4% rispetto all’anno precedente.

È seguito da gruppi come Hermès, Tiffany, Hugo Boss, Mango e Pandora; Jimmy Choo chiude la classifica con 431 milioni (+3,1%).

Le aziende straniere, in particolare quelle statunitensi, sono certamente più grandi rispetto alle nostre ma, se i grandi gruppi italiani servono un mercato alto con i brand di lusso, le americane non possono fare lo stesso in quanto presidiano la fascia media del mercato.

Per quanto riguarda la redditività, l’ebitda del campione italiano è stato del 19,2%, in linea con il 2015.

Inferiore quello delle straniere, passato dal 18,1% del 2014 al 18,3% del 2015.Il record è di Moncler (+34,1%) e Pandora (+40,2%).

English  :

Fashion and luxury. : The top ten companies by revenue and profitability

Pambianco business strategies has compiled the rankings in 2015 in sales and profitability of the main Italian fashion and luxury.

On the podium: Luxottica, Gucci and Prada.

Luxottica, the undisputed leader in the eyewear market in Italy and in the world, has touched a turnover of 9 billion euro, recording a + 15.5% compared to 2014.

Second and third place for Gucci and Prada, respectively, 3.90 and 3.55 billion euro. In addition to the top ten companies studied are other 16 including Valentino, Moncler, Furla, Liu Jo and Aeffe which closes the standings with 269 million.

Overall, revenues of the sample grew by 9.4%, from 36.679 billion in 2014 to 40.136 in 2015.

For 2016 it is expected to lower growth of around 3-4 percentage points and profitability which could drop by 1-2 points.

Italian companies, compared to the foreign ones, have good strength and in 2015 the main European and foreign groups have grown by 10.5%.

Foreign sample is led by LVMH, the largest luxury group in the world, which closed 2015 with 35.664 billion, up 16.4% over the previous year.

It is followed by groups such as Hermès, Tiffany, Hugo Boss, Mango and Pandora; Jimmy Choo closes the standings with 431 million (+ 3.1%).

The foreign companies, particularly American ones, are certainly larger than ours, but if the big Italian groups serve a high market with luxury brands, the US can not do the same as they patrol the mid-market.

As for profitability, the EBITDA of the Italian sample was 19.2%, in line with 2015.

Lower than that of foreign, increased from 18.1% in 2014 to 18.3% of the records 2015.Il is Moncler (+ 34.1%) and Pandora (+ 40.2%).

Fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/06/18/grandi-gruppi-in-volata-94-nel-2015-2016-in-frenata/ Tratto da Il Sole 24 ORE del 17/06/2016, pagina 18
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