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D.G.G. AGENCY & CONSULTING: Con oltre 15 anni di esperienza nelle vendite in Import-Export per Società Multinazionali e PMI italiane, siamo specializzati in CONSULENZA per L’INTERNAZIONALIZZAZIONE e in grado di FORNIRE UNA RISPOSTA ADEGUATA PER AUMENTARE IL VOSTRO FATTURATO ANNUO  e il numero dei vostri clienti. Siamo specializzati in PROCESSI Di INTERNAZIONALIZZAZIONE –  (CICLO) e in grado di supportare la vostra azienda seguendone tutte le fasi: Strategia, Marketing, Import-Export, Logistica, Internazionalizzazione. Siamo affidabili e con storie di successo alle spalle ! Questo è ciò che accerta il titolo di Certificazione di Management Consultant  APCO – CMC

D.G.G. AGENCY & CONSULTING: With over 15 years of experience in Import-Export Sales for Multinational Companies and Italian SMEs, we can provide an adequate response to increase the number of your customers and your yearly sales turnover. We are specialized in the INTERNATIONALIZATION CYCLE process & able to support your company following all the required steps : Strategy, Marketing, Import-Export, Logistcs, Internationalization . We are trustable and with successfull stories behind ! This is provide by the APCO – CMC  Certification title for Management Consultant . 

 

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Giovanni Gori is Qualified Member / è Socio Qualificato APCOCMC N° 2015-0002  working according the law / operante secondo la legge N. 4 January, 14th, 2013 / del 14 Gennaio, 2013; Export Sales Consultant / Consulente Per La Internazionalizzazione & T.E.M. Temporay Export Manager di SELES div. of EVERAP SPA; Member /  Socio FEDERPROFESSIONALN° 671 ; Member / Iscritto CDiManager

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Meccanica strumentale

L’asticella si è alzata. Anche in un settore tonico e vitale del made in Italy come quello dei macchinari la concorrenza globale inizia a “mordere”, comprimendo la quota di mercato dei nostri costruttori, in particolare in Europa. Secondo l’analisi di Nomisma e Crif, che verrà presentata lunedì 20 giugno a Bologna ad eccezione dei comparti del packaging e dei macchinari per l’industria della carta, tra 2007 e 2014 per tutte le altre aree dei beni strumentali italiani la quota di mercato globale si riduce.

Discesa che per i paesi del G20 è quantificabile in poco più di un punto, dal 9,3% del 2007 all’8,2% del 2014. Frenata relativa, perché avvenuta in un contesto di crescita complessiva delle nostre esportazioni, salite in sette anni del 5,3% (con una crescita ulteriore nel 2015). Un passo analogo a quello della Germania (+7,3%) mentre per la Cina si tratta di un raddoppio: ancora nel 2010 l’export di macchinari di Pechino era due miliardi al di sotto di quello italiano, oggi lo supera di oltre cinque miliardi.

Se Slovenia, Grecia, Croazia, Spagna e Portogallo il made in Italy dei beni strumentali supera agevolmente una penetrazione del 20% sulle importazioni locali, all’estremo opposto oscilla tre il 3 e il 5% in mercati chiave come Stati Uniti, Canada, Cina, Giappone e Corea del Sud.

English :

Mechanical engineering: growth margins in the USA, China and Canada

The bar has been raised. Even in a toned and vital sector of Made in Italy as that of machinery global competition starts to “bite”, squeezing the builders of our market share, particularly in Europe. According to the analysis of Nomisma and CRIF, which will be presented Monday, June 20 in Bologna, with the exception of the packaging sectors and for the paper industry machinery, between 2007 and 2014 for all other areas of the Italian capital equipment market share global is reduced.

Descent for the G20 countries is estimated at a little more than a point, from 9.3% in 2007 to 8.2% in 2014. Relative braking, since it occurred in a context of overall growth of our exports, rose in seven year by 5.3% (with a further growth in 2015). A similar step to that of Germany (+ 7.3%) while for China it is a doubling: still in 2010 the export of Beijing machinery was two billion below the Italian one, today exceeds by more than five billion.

If Slovenia, Greece, Croatia, Spain and Portugal made in Italy of capital goods easily exceeds a penetration of 20% on local import, at the other extreme swings three 3 and 5% in key markets like the US, Canada, China , Japan and South Korea.

Fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/06/18/macchinari/Articolo uscito sul Sole 24 Ore del 17 giugno 2016 a pagina 13
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Moda e lusso

Moda e lusso. : La top ten delle aziende per ricavi e redditività

Pambianco strategie di impresa ha stilato le classifiche 2015 di fatturato e redditività dei principali gruppi italiani della moda e del lusso.

Sul podio: Luxottica, Gucci e Prada.

Luxottica, leader indiscusso nel mercato degli occhiali in Italia e nel mondo, ha sfiorato un fatturato di 9 miliardi di euro, registrando un +15,5% rispetto al 2014.

Secondo e terzo posto per Gucci e Prada, rispettivamente, con 3,90 e 3,55 miliardi di euro. Oltre alle prime dieci, le aziende oggetto di studio sono altre 16 tra le quali Valentino, Moncler, Furla, Liu Jo e Aeffe che chiude la classifica con 269 milioni.

Nel complesso i ricavi del campione sono cresciuti del 9,4%, passando da 36,679 miliardi nel 2014 a 40,136 nel 2015.

Per il 2016 si prevede una crescita inferiore, intorno ai 3-4 punti percentuali e una redditività che potrebbe calare di 1-2 punti.

Le aziende italiane, se paragonate a quelle estere, hanno una buona solidità e nel 2015 i principali gruppi europei e stranieri sono cresciuti del 10,5%.

Il campione estero è guidato da Lvmh, il più grande gruppo del lusso al mondo, che ha chiuso il 2015 con 35,664 miliardi, +16,4% rispetto all’anno precedente.

È seguito da gruppi come Hermès, Tiffany, Hugo Boss, Mango e Pandora; Jimmy Choo chiude la classifica con 431 milioni (+3,1%).

Le aziende straniere, in particolare quelle statunitensi, sono certamente più grandi rispetto alle nostre ma, se i grandi gruppi italiani servono un mercato alto con i brand di lusso, le americane non possono fare lo stesso in quanto presidiano la fascia media del mercato.

Per quanto riguarda la redditività, l’ebitda del campione italiano è stato del 19,2%, in linea con il 2015.

Inferiore quello delle straniere, passato dal 18,1% del 2014 al 18,3% del 2015.Il record è di Moncler (+34,1%) e Pandora (+40,2%).

English  :

Fashion and luxury. : The top ten companies by revenue and profitability

Pambianco business strategies has compiled the rankings in 2015 in sales and profitability of the main Italian fashion and luxury.

On the podium: Luxottica, Gucci and Prada.

Luxottica, the undisputed leader in the eyewear market in Italy and in the world, has touched a turnover of 9 billion euro, recording a + 15.5% compared to 2014.

Second and third place for Gucci and Prada, respectively, 3.90 and 3.55 billion euro. In addition to the top ten companies studied are other 16 including Valentino, Moncler, Furla, Liu Jo and Aeffe which closes the standings with 269 million.

Overall, revenues of the sample grew by 9.4%, from 36.679 billion in 2014 to 40.136 in 2015.

For 2016 it is expected to lower growth of around 3-4 percentage points and profitability which could drop by 1-2 points.

Italian companies, compared to the foreign ones, have good strength and in 2015 the main European and foreign groups have grown by 10.5%.

Foreign sample is led by LVMH, the largest luxury group in the world, which closed 2015 with 35.664 billion, up 16.4% over the previous year.

It is followed by groups such as Hermès, Tiffany, Hugo Boss, Mango and Pandora; Jimmy Choo closes the standings with 431 million (+ 3.1%).

The foreign companies, particularly American ones, are certainly larger than ours, but if the big Italian groups serve a high market with luxury brands, the US can not do the same as they patrol the mid-market.

As for profitability, the EBITDA of the Italian sample was 19.2%, in line with 2015.

Lower than that of foreign, increased from 18.1% in 2014 to 18.3% of the records 2015.Il is Moncler (+ 34.1%) and Pandora (+ 40.2%).

Fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/06/18/grandi-gruppi-in-volata-94-nel-2015-2016-in-frenata/ Tratto da Il Sole 24 ORE del 17/06/2016, pagina 18
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Investimenti delle imprese

Il biennio 2013-2015 ha registrato, via via, un incremento positivo degli investimenti fissi in Italia da parte delle aziende.

Dopo il calo degli scorsi anni, -6,6% nel 2013 e -3,4% nel 2014, il 2015 ha rilevato un aumento dello 0,8%. A questo si aggiunge un ulteriore dato positivo: per il 2016 le aziende hanno pianificato un’ulteriore espansione del 2%, sia nell’industria che nel terziario.

Anche nell’edilizia residenziale ci sono stati dei segnali positivi. Gli incentivi fiscali temporanei, in vigore dalla fine del 2015, potrebbero innalzare del 2,5% l’investimento in capitale produttivo nel biennio 2016-2017. Un quarto delle imprese intervistate nell’indagine Invind di Banca d’Italia ha segnalato un impatto positivo grazie ai superammortamenti al 140%, in scadenza a fine 2016 ma che il governo intende rinnovare con la prossima legge di stabilità.

Esaminando la composizione del debito delle imprese italiane, si nota come la maggior parte di questo sia composto da prestiti bancari. Nelle micro, piccole e medie imprese la sua percentuale si attesta intorno al 30-35%, mentre nelle grandi imprese scende al 15%. La parte restante del debito concerne altri tipi di prestiti e titoli.

Un altro segnale positivo nel 2015 è stata la crescita della produttività: nel complesso dell’economia italiana infatti è stato registrato un +0,6%, sospinto dal 1,5% per la manifattura.

Per quanto riguarda la produttività oraria del lavoro invece, dopo un calo dello 0,2% nel 2014, è stato rilevato un -0,3% nel 2015: i servizi sono arretrati dello 0,6% mentre la manifattura ha accelerato dell’1,4%.

Sempre secondo l’indagine Invind, nel 2015, le imprese che hanno utilizzato nuove tecnologie (come la robotica avanzata e l’intelligenza artificiale) hanno aumentato il fatturato di dieci punti percentuali; è necessario, quindi, un cambio di rotta orientato sia alla crescita dimensionale che alla capacità di innovazione.

English :
Business investment: + 0.8% in 2015, + 2% expected in 2016

The years 2013-2015 saw, gradually, a positive increase in fixed investment in Italy by companies.

After the decline of recent years, -6.6% in 2013 and -3.4% in 2014, 2015 has seen an increase of 0.8%. Added to this is a further positive figure: in 2016, companies have planned a further 2% expansion, both in industry and in services.

in residential construction also there have been some positive signs. Temporary tax incentives, in force since the end of 2015, could increase by 2.5% investment in productive capital in the 2016-2017 biennium. A quarter of the companies interviewed in the survey Invind Bank of Italy reported a positive impact thanks to superammortamenti to 140%, due to expire at the end of 2016 but that the government intends to renew with the next stability law.

Looking at the composition of the debt of Italian companies, we see that most of this is made up of bank loans. In micro, small and medium-sized enterprises its percentage is around 30-35%, while in large enterprises falls to 15%. The remainder of the debt is concerned other types of loans and securities.

Another positive sign in 2015 was the growth of productivity in the overall Italian economy is in fact an increase of 0.6% was recorded, driven by 1.5% for manufacturing.

As for the hourly labor productivity, however, after a decline of 0.2% in 2014, a -0.3% was recorded in 2015: services are arrears of 0.6%, while manufacturing has accelerated by 1 , 4%.

Also according to the Invind survey, in 2015, companies that have used new technology (such as advanced robotics and artificial intelligence) have increased turnover by ten percentage points; it is necessary, therefore, a change of route is oriented to the growth in size that the capacity of innovation.

Tratto da Il Sole 24 ORE del 01/06/2016, pagina 5
fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/06/04/investimenti-delle-imprese-08-nel-2015-previsto-2-nel-2016/
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Quanto cresce l’Italia rispetto agli altri paesi europei ?

Quanto cresce l’Italia rispetto agli altri paesi europei?

Il Pil dell’Eurozona è salito dello 0,5% nel primo trimestre del 2016, portando all’1,5% il rialzo annuale. E’ quanto ha stimato nei giorni scorsi Eurostat.

Per quanto riguarda l’Ue, il miglioramento trimestrale è dello 0,5% e quello annuale dell’1,7%. In Italia, il Pil è salito dello 0,3% rispetto al primo trimestre e dell’1% rispetto all’anno scorso.

Negli Stati Uniti nello stesso periodo il rialzo è stato dello 0,15 nel trimestre.

La crescita nell’intera Unione a 28 è in linea su base congiunturale con quella dell’Eurozona (0,5%) ma un poco più forte nel raffronto anno su anno, (+1,7% contro il +1,5% dell’Uem).

In questo contesto più ampio spicca la frenata della Polonia, superiore alle attese degli analisti.

A Varsavia hanno registrato una variazione negativa sul congiunturale (-0,1%) mentre il tendenziale segna un +2,5% che è più basso di quanto prevedevano gli economisti.

Le altre variazione negative del prodotto interno lordo misurato al netto delle stagionalità da Eurostat è per l’Ungheria (-0,8% sul trimestre precedente e +0,5% il tendenziale) e la Lettonia (-0,1%; +1,3%).

E in negativa resta la sofferente Grecia, la cui economia nei primi tre mesi è arretrata di quattro decimali (-1,3% la variazione anno su anno dopo il calo dello 0,8% del trimestre precedente) .

 

English :

What grows Italy than in other European countries?

Eurozone GDP rose 0.5% in the first quarter of 2016, bringing the annual increase to 1.5%. And it has estimated in recent days Eurostat.

As for the EU, the quarterly improvement was 0.5% and 1.7% yearly. In Italy, GDP rose 0.3% over the first quarter and 1% from last year.

In the United States during the same period the increase was 0.15 in the quarter.

Growth throughout the EU at 28 on a cyclical basis is in line with that of the Eurozone (0.5%) but a bit stronger in the year-on-year comparison (+ 1.7% against + 1.5% of ‘EMU).

In this broader context stands out the slowdown in Poland, higher than analysts’ expectations.

In Warsaw recorded a negative change in the economic situation (-0.1%) while the trend marks a + 2.5% which is lower than economists predicted.

The other negative variation of the gross domestic product measured net of seasonality by Eurostat is for Hungary (-0.8% on the previous quarter and + 0.5% in the trend) and Latvia (-0.1%; +1 , 3%).

It remains negative in the ailing Greece, whose economy in the first three months was back to four decimal places (-1.3% variation year on year after falling 0.8% the previous quarter).

fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/05/18/crescita-pil/
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Cina, il saldo commerciale con l’Italia è di -17,7 miliardi

13 Maggio 2016

scritto da Infodata

 

Cina, il saldo commerciale con l’Italia è di -17,7 miliardi:

-17,7 miliardi di euro, è il valore del saldo commerciale italiano tra import ed export cinese nel 2015. 6,6 miliardi di euro, è il valore dell’import del tessile-abbigliamento cinese in Italia nel 2015. 100-400mila, sono i potenziali posti di lavoro che si verrebbero a perdere in Italia in caso venisse conferito lo status di economia di mercato alla Cina. Ieri il Parlamento europeo è tornato ad esprimersi sullo status dell’economia cinese rifiutandole il riconoscimento di economia di mercato. Questo rifiuto è un comportamento protettivo da parte dell’Europa verso i suoi mercati interni, molto più deboli del gigante…

Cina / China’s trade balance with Italy is 17.7 billion:

-17.7 Billion Euros, is the value of the Italian trade balance between China’s import and export in 2015. 6.6 billion EUR, is the value of imports of Chinese textiles and clothing in Italy in 2015. 100-400mila, are the potential jobs that would be to lose to Italy in the case was given the status of a market economy to China. Yesterday the European Parliament has once again expressed on the status of the Chinese economy by rejecting the recognition of market economy. This refusal is a protective behavior by Europe towards its domestic markets, much weaker than the giant

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Export agroalimentare, vale 29 miliardi nel 2015 e punta ai 50 miliardi nel 2020

scritto da Infodata il 07 Maggio 2016
nuovo export

Export agroalimentare :

29 miliardi di euro, è il valore dell’export dei principali prodotti agroalimentari nel 2015

5,7 miliardi di euro, è il valore dell’export di vino, mosti e aceti nel 2015, il settore più redditizio

50 miliardi di euro, è il valore d’export che l’industria agroalimentare italiana cercherà di raggiungere nel 2020

Secondo un’indagine condotta da Federalimentare su dati Istat del 2015 le esportazioni totali di prodotti alimentari italiani hanno raggiunto i 37 miliardi, cifra tuttavia ancora lontana dai 71,1 miliardi della Germania e 60,5 miliardi della Francia. Sul totale però, i principali prodotti esportati raggiungono quasi i 29 miliardi e sono ripartiti principalmente in: vino, mosti e aceti (5,7 miliardi), prodotti dolciari (3,6 miliardi) e prodotti lattiero-caseari (2,5 miliardi). Mentre i maggiori Paesi di sbocco del nostro export sono: Germania (4,5 miliardi il valore dell’export), Usa (3,5 miliardi) e Francia (3,2 miliardi).

Ma questo scenario, benché positivo, è passibile di miglioramenti? L’industria agroalimentare itaiana punta di arrivare ai 50 miliardi per il 2020 in modo tale da accorciare la distanza con gli altri grandi Paesi esportatori. Secondo Fabio Leonardi, patron del gorgonzola Igor, due sono gli scenari a cui prestare attenzione per raggiungere questo obiettivo: i mercati extra-Ue (come quello asiatico e americano) e nuovi consumatori come i “millennials”, raggiungibili tramite il marketing digitale.

Tratto da Il Sole 24 ORE del 06/05/2016, pagina 30

 

Export agroalimentare / Agri-food exports:

29 billion euro, is the value of exports of the main agricultural and food products in 2015

5.7 billion EUR, is the value of exports of wine, musts and vinegars in 2015, the most profitable industry

50 billion euro, is the export value that the Italian food industry will seek to achieve in 2020

 According to a survey conducted by Federalimentare on Istat data of 2015 total exports of Italian food products reached 37 billion, a figure, however, still far from the 71.1 billion in Germany and 60.5 billion in France. But the total, the main products exported reach almost 29 billion and are mainly divided into: wine, musts and vinegars (5.7 billion), confectionery products (3.6 billion) and dairy products (2.5 billion) . While the major countries of the mouth of our exports are Germany (4.5 billion the value of exports), the US (3.5 billion) and France (3.2 billion).
But this scenario, although positive, is liable to improvements? The agri-food industry itaiana aims to arrive 50 billion for 2020 so as to shorten the distance with the other major exporting countries. According to Fabio Leonardi, owner of gorgonzola Igor, there are two scenarios to watch out to accomplish this: non-EU markets (such as the Asian and American) and new consumers as “millennials”, accessible through digital marketing.
Taken from Il Sole 24 Ore of 06/05/2016, page 30
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L’export della componentistica auto italiana vale 20 miliardi

scritto da Infodata il 05 Maggio 2016
componentistica auto

L’export della componentistica auto italiana :

20 miliardi di euro, è il valore dell’export della componentistica auto italiana nel 2015

+6,9%, è l’aumento dell’export di componenti automotive verso gli Stati Uniti nel 2015

20%, è la quota di export, sul totale delle esportazioni italiane, della sola Germania

L’Italia è un Paese esportatore di motori e soprattutto di parti meccaniche, vetri ed accessori. I dati elaborati da Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) lo confermano: nel 2015 le esportazioni di componenti automotive sono cresciute rispetto all’anno precedente del 3,3% (per un valore di quasi 20 miliardi), con una dinamica più vivace nei mercati extra-Ue (+4,2%) rispetto a quelli europei (+2,9%).

Il principale mercato extraeuropeo è l’America, dove le esportazioni italiane sono cresciute del 6,9% arrivando a coprire l’8% dell’export totale dell’Italia. I principali mercati europei sono invece la Germania (quasi il 20% dell’export totale), la Francia (11,2%) e la Spagna (8%).

Tratto da Il Sole 24 ORE del 05/05/2016, pagina 11

 

L’export della componentistica auto italiana / Exports of Italian auto parts:

20 billion euro, is the export value of Italian auto components in 2015

+ 6.9%, it is the increase in exports of automotive components to the United States in 2015

20% is the share of exports to total Italian exports, in the alone Germany

Italy is a country exporter of engines and above all mechanical parts, glasses and accessories. The data processed by ANFIA (National Automotive Industry Association) confirm this: in 2015, exports of automotive components increased by 3.3% compared to the previous year (for a value of almost 20 billion), with a more dynamic trend in non-EU markets (+ 4.2%) than in Europe (+ 2.9%).

The main market outside Europe is America, where Italian exports grew by 6.9% to cover the 8% of the total Italian exports. The main European markets are Germany (almost 20% of total exports), France (11.2%) and Spain (8%).

Taken from Il Sole 24 Ore of 05/05/2016, page 11

Fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/05/05/lexport-della-componentistica-auto-italiana-vale-20-miliardi/
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Export moda (abbigliamento/pelle) +1,7% nel 2015

 

EXPORT MODA : L’ ISTAT ha reso noto i dati relativi all’export 2015 del settore, uno tra i principali per il Made in Italy.
Come da qualche anno a questa parte la Francia e la Germania per quanto riguarda l’UE, sono 2 paesi nodali, lo scorso anno la Francia ci ha fatto fatturare un export di 2.000.000 € (comparto abbigliamento e pelle) mentre la Germania 1.100.000 € (comparto tessile).
Nel complesso l’export moda per l’Italia lo scorso anno ha fatto segnare un +1,7%, con picchi importantissimi di +9,3 negli EDA (ovvero Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Malesia e Tailandia), +10,0% su Cina e ben +17,1% negli USA!
Il +1,7% è stato dato prevalentemente grazie all’accelerazione avuta a fine anno 2015, con novembre e dicembre da record (rispettivamente +7,7% e +8,9%).

I nostri Temporay Export manager del settore moda e fashion stanno attivamente lavorando (le visite di presentazione dei campionari sono da poco iniziate) in questo settore sia su USA che sulla Russia che resta sempre un mercato strategico e recettivo per il fashion Made in Italy

EXPORT MODA / EXPORT FASHION: L ‘ISTAT announced the figures for exports in 2015 in the sector, one of the principal for the Made in Italy.
As for some years now France and Germany as regards the EU, are two nodal countries, last year France did charge an export of 2,000,000 € There (clothing and leather sector) while Germany 1,100 000 € (textile industry).

Overall exports fashion to Italy last year showed a + 1.7%, with important peaks of +9.3 in the EDA (ie Singapore, South Korea, Taiwan, Hong Kong, Malaysia and Thailand) , + 10.0% on China, well + 17.1% in the USA!
The + 1.7% was given mainly due to the acceleration had at year-end 2015, with November and December record (respectively + 7.7% and + 8.9%).

Our Temporary Export Managers of the fashion industry and fashion are actively working (the presentation of sample tours are just started) in this field is that of the US on Russia, which remains a strategic market and receptive for the Made in Italy fashion


Fonte: http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/03/05/asia-e-usa-trainano-la-moda-italiana-nel-2015-export-a-17/?refresh_ce=1

Fonte : http://www.seles.biz/news/export-moda-2015/

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Export italiano verso nuovi mercati. I prodotti belli e ben fatti raggiungeranno i 15 miliardi nel 2021

scritto da Infodata il 03 Maggio 2016
stime export

Export italiano verso nuovi mercati :

+43%, è l’aumento dell’export previsto nei prossimi 6 anni, verso mercati emergenti, di prodotti “belli e ben fatti”

15 miliardi di euro, è la cifra che raggiungerà l’export di prodotti bbf nei Paesi emergenti nel 2021

3 miliardi di euro, è il valore stimato dell’export di prodotti bbf italiani verso gli Emirati Arabi nel 2021

Secondo uno studio effettuato dal Centro Studi Confindustria e da Prometeia, nei prossimi 6 anni il made in Italy del “bello e ben fatto” (bbf, che comprende alimentari, arredo, moda e accessori di fascia alta) aumenterà del 43% nei 30 principali nuovi mercati emergenti. Più precisamente: gli Emirati Arabi offriranno il maggior contributo alla crescita (passando dai 2 ai quasi 3 miliardi), seguiti dalla Russia, che toccherà i 2,6 miliardi, e dalla Cina che sfiorerà i 2,5 miliardi.

Nel 2021 tutti e 30 questi Paesi assorbiranno il 23% dell’export italiano (pari al 20% nel 2015) raggiungendo così i 15 miliardi (4,5 miliardi in più rispetto ai livelli del 2015). I settori coinvolti saranno soprattutto: l’abbigliamento (che raggiungerà i 3,5 miliardi), l’arredamento (3,3 miliardi) e l’alimentare (2,8 miliardi).

Tratto da Il Sole 24 ORE del 30/04/2016, pagina 21

Export italiano verso nuovi mercati / Italian exports to new markets:


+ 43%, the increase in exports is expected in the next six years, to emerging markets, products of “beautiful and well made”

15 billion euro, is the figure that will reach the export of products bbf in emerging markets in 2021

€ 3 billion, is the estimated value of exports of Italian products to the United Arab bbf in 2021

According to a study carried out by Confindustria and Prometeia Study Centre, in the next six years the made in Italy of the “beautiful and well done” (bbf, which includes food, furniture, fashion and high-end accessories) will increase by 43% in top 30 new emerging markets. More precisely: the United Arab Emirates will offer the greatest contribution to growth (going from 2 to almost 3 billion), followed by Russia, that will touch 2.6 billion, and China that will rise to almost 2.5 billion.

In 2021 all 30 these countries will absorb 23% of Italian exports (20% in 2015), thus reaching 15 billion (4.5 billion more than the 2015 level). The sectors involved are mainly: clothing (which will reach 3.5 billion), furniture (3.3 billion) and food (2.8 billion).

Taken from Il Sole 24 Ore of 30/04/2016, page 21

Fonte : http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/05/03/export-italiano-verso-nuovi-mercati-i-prodotti-belli-e-ben-fatti-raggiungeranno-i-15-miliardi-nel-2021/
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